Pier Lorenzo Pisano

Fratelli di Pier Lorenzo Pisano

Giovedì 26 ottobre al Teatro Ca’ Foscari di Venezia è andato in scena Fratelli di Pier Lorenzo Pisano.

Il testo drammaturgico, vincitore del premio Hystrio Scritture di scena nel 2016 e pubblicato, per chi avesse la curiosità e il desiderio di leggerlo, nel primo numero di Hystrio del 2017, ha valore oggettivo e le motivazioni della giuria che ne ha decretato il successo sono del tutto condivisibili: “per l’implicita, complessa teatralità di un testo che si presenta in forma prevalentemente narrativa. Per la qualità del linguaggio, denso d’immagini evocate con ammirevole nitore, mai compiaciuto, ricco di tensione e variazioni ritmiche. Per l’abilità con cui la struttura drammaturgica ci attira, in una sorta di movimento a spirale, fino al nucleo originario e pulsante di una dolorosa vicenda familiare”.

Nelle motivazioni c’è tutta la qualità di un lavoro di scrittura molto personale e autentico, ma tra le righe è presente un invisibile campanello d’allarme.

Fratelli di Pier Lorenzo Pisano è una pièce che si potrebbe ascoltare ad occhi chiusi e lo dico senza togliere davvero nulla all’esibizione dei tre bravi interpreti. Fabrizio e Claudio Colica, i due fratelli, oltre ad essere fratelli nella vita costituiscono un duo artistico sotto il nome di “Le coliche”, tra l’altro molto attivo sulla rete. L’affinità di questi due giovani interpreti è preziosa nell’economia dello spettacolo. Di certo il metodo di lavoro di Lorenzo Pisano, debitore della lezione di Anatoly Vasiliev, ha tratto grande giovamento da un’intesa che ha radici nella famiglia prima di approdare ai web show. Ho visto due bravi attori sulla scena e mi hanno fatto vivere dinamiche familiari assolutamente vere, senza valicare quel limite che la verve comica del duo avrebbe potuto rendere scivoloso, spostando l’ago della bilancia nella direzione più vicina al gusto dei followers.

Francesca Mazza, nel ruolo della madre, non ha certo bisogno di presentazioni: ripercorrendo il suo curriculum si parte dai suoi esordi nei primissimi anni ’80 nella compagnia di Ugo Pagliai, passando per il lungo sodalizio con Leo de Berardinis per arrivare a Fanny & Alexander, e questo solo per segnalare alcuni nomi che parlano da soli, senza entrare nello specifico dei premi vinti nella sua carriera professionale. Ogni sua apparizione, per quanto fugace, è illuminante come la frazione del tempo di luce nell’intermittenza che rende così unico l’albero di Natale, e la metafora non è casuale. Poi il lungo monologo finale, che chiude il viaggio a ritroso nella memoria familiare con l’evento traumatico della morte che ha congelato per sempre la vita dei due fratelli, toglie letteralmente il respiro e lo rende indietro con una nota di sospensione che resta nell’aria anche dopo la scritta fine. In quel momento l’applauso è tutto suo, sempre senza togliere niente a nessuno.

Il problema è che io l’ho fatto! Cosa?

Ho provato a chiudere gli occhi e ho ascoltato ed è stato davvero emozionante, divertente ma anche triste e doloroso. Il problema è che quando ho riaperto gli occhi la scena non riusciva a darmi qualcosa in più o di diverso rispetto alle parole, aggiungeva poco o nulla. La funzione dell’elemento scenico principale, una sorta di stilizzato e totemico mobile componibile da salotto che diventa quasi subito albero di Natale, offre pochi spunti a parte il valore evocativo, potenziato dal segno natalizio, dell’intimità della famiglia tradizionale e della forza coesiva della casa il cui potere sciamanico non conosce il confine tra la vita e la morte, rendendo presente anche l’assente. Passato e presente si sovrappongono, una nebbia lagunare confonde i sensi, emergono i ricordi e prendono possesso della scena ma questo però me lo dice il testo, certamente anche grazie alla qualità dell’interpretazione.

La struttura a monologhi ingabbia l’azione, la immobilizza, la priva di significato. Tutto il potere è affidato alla parola e la capacità di generare immagini di sua esclusiva pertinenza.

Questo non è il teatro che mi interessa vedere. Non voglio dire che un audiolibro mi avrebbe fatto uguale. Fratelli di Pier Lorenzo Pisano è un lavoro scenicamente pulito. La presenza è sempre intensa e la precisione nell’alternanza delle entrate e uscite nei dialoghi a distanza scandisce il tempo come un metronomo. Non mi interessa, perché dimentica che lo spazio scenico è una geometria solida non piana.

Ringrazio comunque tutti per la condivisione di un lavoro che è riuscito molto bene nei suoi intenti, sebbene questi siano limitati rispetto alle possibilità del teatro.

Nicola Candreva

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