Alter

DIFFERENTI SENSAZIONI: ALTER di Stalker Teatro

Venerdì 27 presso Officine Caos a Torino ha preso il via la trentesima edizione di Differenti sensazioni, festival ormai più che consolidato nella tradizione piemontese. A inaugurare la rassegna i padroni di casa con Alter di Stalker Teatro.

Alter è un vivido esempio di un tema poetico caro a Gabriele Boccaccini e a Stalker Teatro: processi di creazione di immagine che prevedono la partecipazione del pubblico in un momento di condivisione creativa. Il pubblico che va a vedere Alter partecipa a tutti gli effetti alla costruzione delle immagini, condivide con gli attori (e oggi potremmo chiamarli performer anche se preferirei usare la parola esecutori, più neutra e rispettosa di una modalità di operazione) la creazione di architetture, paesaggi, territori. Una modalità non nuova certo, ma quando usata con oculatezza e tatto, risulta sempre interessante e poetica.

Si viene accolti in uno spazio già occupato da persone che leggono il giornale su dei larghi sedili bianchi di plastica. Ci si può sedere accanto, leggere insieme come su una panchina al parco. E subito ci si accorge che le notizie vengono rimescolate, i titoli prima sussurrati e poi urlati diventano sempre più improbabili e surreali. Notizie che divengono subito carta straccia. Pagine di giornale vengono lanciate nello spazio fino a diventare un mucchio, un impossibile mucchio.

Questo il punto di partenza di Alter da cui si sviluppa una teoria di immagini. I sedili diventano mattoni che modellano architetture; poi entrano dei grandi cavalletti e innumerevoli camere d’aria. Inizia un gioco da fiera cercando di far incastrare le ruote sui pali. E poi palle di carta colorate e uomini con dei bastoni. Insieme al pubblico si associano parole ai colori e si aggiungono cerchietti colorati ai bastoni a similitudine di quello sciamanico di Kadere. E così via verso il finale.

Gli oggetti, una volta usati, prendono posto ordinati verso un fondo rialzato, su cui rimangono con la loro presenza, come i manichini di Schulz pieni di mille significati possibili. Un’ultima scena: con delle graffette metalliche si costruisce tutti insieme delle catene, che disegnano percorsi, mappe stradali, topografie possibili, sentieri possibili.

Le immagini che attraversano lo spettacolo oscillano tra grande riuscita e ingenua serenità, ma dimostrano tutte una potente azione politica: il teatro si fa con il pubblico, si costruisce con una comunità, fattore che si tende sempre più a dimenticare. Come in un grande ristorante non si cucina per se stessi ma per far provare agli ospiti un viaggio nel gusto e nella sensazione, così il teatro non è un atto solipsistico che rende prigionieri del labirinto della propria mente. Questo non significa soggiacere alla tirannia delle plebi, ma attuare un’alleanza positiva e utile con la comunità a cui ci si riferisce. Troppo spesso si assiste a spettacoli vuoti di senso, ricerca per la ricerca, sempre che vi sia e non si utilizzi il termine per arraffare un piccolo bando. A volte non serve sbandierare grandi temi, bastano le piccole azioni sincere e un lavoro certosino su un territorio insieme a una comunità.

La perdita di senso e di presa del teatro e della scena tutta, inizia nel momento in cui l’artista rinuncia ad instaurare un dialogo con un pubblico, a costruirne uno con cui confrontarsi e condividere il pensiero che si fa azione. Stalker teatro proponendo spettacoli come Alter ha questo merito: di provare a creare un dialogo costruttivo con una comunità. Ed è un grande obbiettivo che va aldilà dell’estetica.

Questo il primo atto di Differenti sensazioni, festival con un programma ricco e interessante (i curiosi lo possono trovare qui www.officinecaos.net/festival/ ). Mi permetto di segnalare alcuni appuntamenti secondo la mia opinione imperdibili. Il 4 novembre Trattato di economia con Roberto Castello e Andrea Cosentino, a cui seguirà Delirio di una trans populista di Teatri di vita; il 9 novembre WS Tempest di Teatro dei Lemming a cui seguirà Ritratto Di di TIDA; l’11 novembre Mad in Europe di Angela Dematté premio scenario 2015.

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