SPECIALE INTERPLAY: si chiude alla Lavanderia a Vapore l’edizione 2019

L’edizione 2019 di Interplay si è chiusa ieri sera 30 maggio alla Lavanderia a Vapore di Collegno. Nella serata conclusiva il pubblico, sempre numeroso per tutta la durata del festival, ha potuto assistere a un florilegio di pezzi brevi, piccolo caleidoscopio di stili e poetiche della nuova danza.

Document per sei danzatori firmato dal duo coreografico israelo-olandese Ivgi&Greben per l’interpretazione del Balletto Teatro Torino, è un pezzo tagliente e disperato. Un’umanità dolente e stracciona che arranca in lunga fila tra martellanti suoni meccanici, costretta in un’unica striscia centrale come su un nastro trasportatore industriale. Umani-automi, piegati in movimento verso un orizzonte che è abisso. Un avanzare fatto di ritorni, di mani tese al cielo, di cadute e disequilibri, il tutto senza posa, ancora e ancora fino alla caduta finale. Una coreografia venata di nero, disperante, colma di emozioni seppur senza via di fuga.

Bloom di Daniele Ninarello per MM Contemporary Dance Company, esito del progetto Prove d’autore XL, azione del Network Anticorpi XL, ricrea l’immagine di una fioritura. Un solo danzatore al centro della scena danza delinea alcune sequenze di movimenti. Il suo danzare richiama intorno a se come un Maelstrom gli altri esecutori che uniscono in un respiro comune le proprie sequenze a volte unisone, a volte variazioni sul tema. Una spirale che attrae e rilascia come un respiro, che si espande e si apre, prima di richiudersi e ricominciare il processo. Un danza che nasce dall’ascolto, dalla percezione di ciò che avviene e si sviluppa attraverso linee e geometrie piene della grazia di un fenomeno di natura spontanea. Bloom rivela, qualora ce ne sia ancora bisogno, la grande ricchezza e maturità della ricerca coreografica di Daniele Ninarello.

120 gr di Sara Pischedda è una breve e ironica coreografia che ha per oggetto il corpo stesso della danzatrice che appare come una delle figure femminili di Botero. Una giovane donna dalla fisicità massiccia, sensuale nella sua rotondità, appare in tacco alto fasciata da un vestito giallo canarino acceso. Un corpo esposto allo sguardo, sempre in posa come per un selfie, circondata da suoni di smartphone che fotografano. A questo sovraesporsi, all’apparire per forza e a tutti i costi, segue una spoliazione. Resta il corpo nudo, che rifulge della grazia sensuale e piena delle figure femminili di Giulio Romano, un corpo che semplicemente si pone allo sguardo, senza voler essere diverso da quello che è. Ed ecco che la danza si unisce alla parola, un racconto ironico di sé, del proprio venire al mondo sotto il segno dell’abbondanza delle rotondità dell’88 dell’anno di nascita e in quella prima poppata esorbitante da 120gr. Cos’è la perfezione? In cosa consiste la bellezza di un corpo se non nella propria poetica unicità lontana da un modello uniformante e appiattente? Queste alcune delle domande che solleva Sara Pischedda in 120gr, quesiti posti con autoironia e leggerezza senza nascondere la serietà e profondità della questione.

A concludere il programma Some remain so del coreografo francese Alexandre Fandard che attraverso le tecniche di contrazione Krump, la danza urbana nera americana nata negli anni ’90 sulla East coast, esplora gli abissi della follia insiti in ognuno di noi, e Liov firmato da Diego Sinner per due danzatori, rappresentazione di una lotta o una sfida violenta e tutta maschile che si sviluppa nella tensione tra il mollare e il tenere duro.

Questo dunque il programma che conclude l’edizione 2019 di Interplay, festival dedicato alla danza tra i più interessanti nel panorama italiano. Natalia Casorati impronta la sua direzione artistica nel dare luce ai giovani coreografi e nel ricercare le nuove tendenze di ricerca. Quest’attenzione alle nuove generazioni trova risposta nel vasto pubblico che frequenta ogni anno il festival composto per la maggior parte proprio da giovani. Nonostante un budget che meriterebbe maggiore attenzione dalle istituzioni, Interplay non solo propone un programma interessante e per molti versi differente e unico, ma intesse importanti relazioni con le rete nazionali e internazionali inserendo la propria attività in un contesto più ampio ed europeo.

Importante il momento di incontro sul ruolo dei festival titolato Antenne del Contemporaneo che ci auguriamo prosegua negli anni a venire allargando il confronto. I momenti di riflessione sono sempre più importanti per comprendere modalità di azione e nuove funzioni all’interno di un contesto sociale e politico sempre più complicato e dissonante.

Per concludere una proposta: mancano forse a Interplay dei momenti di incontro tra pubblico e autori, un confronto sulle poetiche e sulle pratiche che avvicini lo spettatore all’artista. Alcuni festival stanno proponendo con successo queste occasioni di confronto, soprattutto perché i nuovi linguaggi artistici appaiono come distanti e sconosciuti tanto da creare diffidenza in molti e, d’altro lato, consentono all’artista di toccare con mano le reazioni che la propria opera suscita in chi la osserva e fruisce.

ph: @Tony Nandi