RADICI IN TASCA: di Erika La Ragione

In questi giorni, dal 16 al 18 dicembre, al Sibiriaki di Torino va in scena Radici in Tasca di Erika La Ragione e l’accompagnamento musicale di Rocco Di Bisceglie.

Lo spettacolo racconta l’anima del migrante più che una migrazione, quella sospensione tra ciò che fu e ciò che sarà, tra la terra d’origine e quella che ti accoglie. Oggi quando si parla di un tale argomento si affacciano immediate le immagini degli esodi che dalle zone di guerra e povertà portano masse di fuggitivi alle porte di paesi più fortunati. Non di questo si parla, benché in qualche modo vi si alluda. Erika La Ragione racconta la sua migrazione, da Palermo, dal Sud che poco offre ai suoi figli da decenni costretti a partire verso luoghi che possano far crescere i sogni e le aspirazioni.

Da Palermo a Torino per studiare e dar corpo a un’ambizione. Non una fuga quanto un trapiantarsi, ma la pianta che si sradica soffre, la terra in cui affonda le radici non è la sua, la luce che bagna le sue foglie non è quella in cui è nata. Tutto congiura contro il successo, lei per prima, che guarda sempre al luogo da cui è partita. Quando la malinconia, la solitudine, lo sconforto ti abbracciano è difficile svicolarsi. Solo chi ci riesce rinasce e affonda le radici nel nuovo terreno e torna a crescere più forte.

Non sempre questa storia ha un lieto fine. È come nella parabola del seminatore: il seme può essere rapito dai corvi, o cadere e morire in luogo arido e deserto. Per attecchire c’è bisogno anche di molta fortuna.

Erika La Ragione ci racconta con canti e parole, ironica e candida, la sua migrazione. L’abbandono della Sicilia e l’arrivo a Torino. Il dolore e la solitudine dell’arrivo in un posto sconosciuto e molto distante culturalmente, le incertezze del radicamento, la gioia di veder sorgere le nuove gemme di una vita diversa. Un nuovo che affonda nel vecchio, una mutazione che non rinnega l’origine, una trasformazione che non dimentica la forma originaria. Le radici ricordano sempre la terra che hanno incontrato la prima volta.

Radici in tasca è uno spettacolo che sa far emergere i sapori e i sentimenti, in maniera irruente come polla d’acqua che erompe dalla terra. I racconti che fanno emergere i ricordi, le canzoni che cantano la Sicilia ma non solo, a volte eccedono nel sentimentalismo, vogliono provocare una reazione e ci riescono. Commuovono e smuovono nonostante l’abbondanza. È un eccesso d’amore che non urta perché profondamente sincero. Lo si legge negli occhi di questa giovane attrice.

Erika La Ragione è ancora pietra grezza, i cui luccichii sono ancora offuscati dalle scorie, ma si intuisce un talento e un’energia che fanno emergere uno sguardo sul mondo limpido e fiducioso anche nel raccontare ciò che è doloroso. Il suo canto ci invita a guardare le differenze e le migrazioni senza paura perché il timore e l’incertezza abitano soprattutto il migrante. Chi accoglie vive nella sua terra al sicuro nei suoi affetti e nelle sue abitudini, chi giunge alla porta, come Ulisse non ha nulla se non il ricordo di ciò che ha lasciato.

Radici in tasca è uno spettacolo-concerto che necessita ancora di lavoro di raffinazione. Deve essere levigato, ripulito, ma offre momenti di rara sincerità e commozione. Bastano pochi elementi: asciugare la drammaturgia, piccole azioni che innervino le parole e il canto. Deve trovare la misura nell’eccesso ma conservare la sincera e fresca energia, l’ironia leggera, il calore che avvolge il pubblico. Erika La Ragione è una giovane che si affaccia con amore infinito verso il teatro, non possiamo che augurarle che il seme che porta trovi terreno fertile per crescere.