JERUSALEM CAST LEAD HALLUCINATORY TRIP di Winter Family (FR/ISR)

Che la retorica avveleni gli animi e offuschi gli occhi è evidente prima di varcare le porte del Teatro Astra di Torino per vedere Jerusalem Cast. Un piccolo banchetto di attivisti di “Boicotta Israele” distribuiscono volantini che invitano a boicottare lo spettacolo degli artisti israeliani. Se gli avessimo dato retta avremmo perso Jerusalem Cast che è una rivolta politica contro Israele. I militanti fuori dal teatro stavano dunque cercando di boicottare un alleato delle loro idee. Se solo avessero letto di cosa parlava lo spettacolo forse si sarebbero uniti alla compagnia anziché cercare di boicottarla. Ma come avviene quasi sempre a questo mondo prima i principi e poi la conoscenza. Ma ora parliamo dello spettacolo.

Il titolo lo dice chiaramente: Jerusalem cast è un viaggio allucinato e allucinatorio. L’oggetto è l’anniversario della costituzione dello Stato di Israele e della riunificazione di Gerusalemme. Questo è il punto d’origine da cui si dipana il viaggio attraverso uno stato militarizzato, pronto a far leva sul suo passato straziante per giustificare e dimenticare gli orrori commessi nel presente. Propaganda che punta al sentimentale con show in cui i soldati leggono le lettere dal fronte, i familiari delle vittime di attentati vengono mostrati in ogni dove per sollecitare il sentimentalismo e l’attaccamento alla patria, canzoni che ricordano la Shoa e le persecuzioni subite per giustificare le persecuzioni attuate. Il tutto mentre una voce scandisce le infinite risoluzioni dell’ONU che condannano Israele per la sua politica di aggressione coloniale verso i territori palestinesi. Sulla scena si moltiplicano le bandiere, le pose e le marce militari, i discorsi politici di propaganda, i suoni delle sirene, i colpi d’arma da fuoco. Militarismo e sentimentalismo hanno da sempre offuscato i sensi dei popoli durante le dittature. Un atto di accusa forte da parte di questa compagnia franco-israeliana, in puro stile agit-prop, scarno, essenziale, senza commento. Quasi un incedere documentaristico, con fonti dell’ONU, filmati della TV Israeliana, documenti di parate.

Le guerre mediorientali sono un ginepraio inestricabile. La propaganda politica e religiosa avvelena entrambi i contendenti. Una pace necessaria da decenni sembra impossibile in questo contesto. La guerra avvelena gli animi ed è difficile essere oggettivi, dare uno sguardo lucido agli avvenimenti, eppure bisogna provare per cercare una soluzione. Questo lavoro è un’accusa implacabile contro Israele e la sua politica: Non c’è ironia, non c’è pausa nel puntare il dito, non c’è quasi spazio per il perdono. Jerusalem è costruito e innervato da uno spirito combattente, è militante, è fatto con rabbia e dolore. Questo è palese. Non si può nemmeno comprendere cosa significhi appartenere a un paese in guerra continua dal momento della sua costituzione. Subire l’odio, fomentare l’odio, provare l’odio. L’animo avvelenato è il frutto conseguente dell’odio e di fronte a tanto male non si può che versare lacrime su Gerusalemme città santa e città martire, ma soprattutto città senza pace.